Gerusalemme: la Via Dolorosa

I - Gerusalemme: Via dolorosa

Tracce della nostra fede

"Vuoi accompagnare da vicino, molto da vicino, Gesù?... Apri il Santo Vangelo e leggi la Passione del Signore. Leggere soltanto? No: vivere. La differenza è grande. Leggere è ricordare una cosa passata; vivere è trovarsi presente in un avvenimento che sta accadendo proprio adesso, essere con gli altri in quelle scene".

 

Così, lungo i secoli, i santi — e con essi moltitudini di cristiani — hanno contemplato la morte redentrice di Gesù sulla Croce e la sua Resurrezione: il mistero Pasquale, che è al centro della nostra fede (Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 571). Col passare del tempo, la meditazione di quei fatti ha dato origine ad alcune devozioni, tra le quali spicca la Via Crucis.

Come sappiamo, questo esercizio consiste nel considerare con spirito di contrizione e compassione l'ultima e più dolorosa parte dei patimenti del Signore, accompagnandolo spiritualmente nel cammino che ha percorso, caricato della croce, dal pretorio di Pilato fino al Calvario, e sul Calvario da quando fu inchiodato sul patibolo fino alla sua deposizione nel sepolcro.

La pratica della Via Crucis si fonda sulla venerazione per i Luoghi Santi, dove non c'era bisogno di immaginarsi gli scenari della passione, che si potevano vedere e percorrere fisicamente. Una pia leggenda — raccolta nel De transitu Mariae, un apocrifo siriaco del V secolo— racconta che la Santissima Vergine camminava ogni giorno per i luoghi dove Suo Figlio aveva sofferto e sparso il suo sangue (Cfr. Dictionnaire de spiritualité, II, col. 2577).
Attraverso San Gerolamo, è arrivata fino a noi la testimonianza del pellegrinaggio in Palestina che fece la nobile Santa Paola tra gli anni 385 e 386: a Gerusalemme, "visitava tutti i luoghi con tanto fervore e impegno che, se non avesse avuto fretta per vedere gli altri, non la si sarebbe staccata dai primi. Prostrata davanti alla Croce, adorava il Signore come se lo stesse vedendo carico di essa. Entrò nel sepolcro dell'Anastasis e baciava la pietra che l'angelo aveva rimosso. Per la sua fede, accarezzava con la bocca il posto stesso in cui il Signore giacque, come un assetato che ha trovato le acque desiderate. Di quante lacrime ha sparso lì, di quanti gemiti di dolore ha dato, è testimone tutta Gerusalemme, ne è testimone il Signore stesso che lei pregava" (San Gerolamo, Epitaphium sanctae Paulae, 9).

Grazie alla pellegrina Egeria, che andò in Terrasanta alla fine del IV secolo, conosciamo anche diversi particolari di alcune cerimonie liturgiche che si tenevano a Gerusalemme nella stessa epoca. Molte di esse consistevano nella lettura dei racconti evangelici collegati a ciascun luogo, la preghiera di qualche salmo e il canto di inni. Inoltre, descrivendo le funzioni sacre del Giovedì e del Venerdì Santo, Egeria narra che i fedeli andavano in processione dal Monte degli Ulivi fino al Calvario: "si va verso la città a piedi, con inni, e si arriva alla porta nell'ora in cui comincia a distinguersi un uomo da un altro; poi, all'interno della città, sono presenti tutti, nessuno escluso, grandi e piccini, ricchi e poveri; nessuno tralascia di partecipare, specialmente quel giorno, nella vigilia fino all'aurora. In questo modo si accompagna il vescovo dal Getsemani fino alla porta, e da lì, attraversando tutta la città, fino alla Croce" (Itinerarium Egeriae, XXXVI, 3 [CCL 175, 80]).

Secondo altre testimonianze posteriori, pare che la strada per la quale Gesù era passato attraverso le vie di Gerusalemme si andò precisando poco a poco, mentre si determinavano anche le stazioni, cioè i posti in cui i fedeli si fermavano per contemplare ciascuno degli episodi della Passione. I crociati –nell'XI e XII secolo– e i francescani – dal XIV secolo in poi– contribuirono in gran parte a fissare queste tradizioni. Così nella Città Santa, durante il XVI secolo, si seguiva già lo stesso itinerario che si percorre attualmente, noto come Via Dolorosa, con la suddivisione in 14 stazioni.

Consuetudine
A partire da allora, fuori di Gerusalemme si estese la consuetudine di ergere Vie Crucis perché i fedeli considerassero queste scene, a imitazione dei pellegrini che andavano personalmente in Terrasanta: questa consuetudine si diffuse prima in Spagna –grazie al beato Álvaro de Córdoba, domenicano–, e da lì passò in Sardegna e più tardi al resto d'Europa. Tra i promotori di questa devozione, San Leonardo di Porto Maurizio occupa un posto importante: dal 1731 al 1751, nel corso di alcune missioni in Italia, eresse più di 570 Vie Crucis; e fu il predicatore della cerimonia quando Benedetto XIV fece collocare la Via Crucis del Colosseo, il 27 dicembre del 1750. I Romani Pontefici hanno incoraggiato questa pratica pia anche concedendo indulgenze a chi la compie.

La contemplazione dei patimenti del Signore spinge al pentimento dei propri peccati, e questo muove all'espiazione e alla riparazione.

L'immediatezza delle scene rivissute nella Via Dolorosa può aiutare l'anima ad incendiarsi ancor più di amore di Dio. Certamente, è impossibile sapere se questo itinerario coincide con il tragitto esatto del Signore, perché il tracciato delle vie risale in linea generale alla ricostruzione romana di Gerusalemme realizzata ai tempi di Adriano, nel 135. Sarebbe necessaria una ricerca archeologica che raggiungesse il livello della città nella prima metà del I secolo, e neppure così si risolverebbero tutti gli interrogativi. A parte questa mancanza di certezza, la Via Dolorosa è la Via Crucis per eccellenza, quella che hanno percorso i cristiani per secoli. Quanto alle 14 stazioni, la maggior parte sono tratte direttamente dal Vangelo, e altre ci sono arrivate per la pia tradizione del popolo cristiano. Le seguiremo con l'aiuto di San Josemaría, che le ha meditate con particolare espressività.

 

I Stazione: Gesù è condannato a morte

Ogni venerdì, alle tre del pomeriggio, a Gerusalemme si svolge una processione che percorre la Via Dolorosa. La guida il Custode di Terra Santa o un suo rappresentante, accompagnato da numerosi pellegrini, fedeli residenti in Gerusalemme e frati francescani. Il punto di partenza è il cortile della scuola islamica di El–Omariye, situata nell'angolo nord-occidentale della spianata del Tempio. Dato che nel I secolo lì si ergeva la Torre Antonia, che accoglieva la guarnigione romana acquartierata nella città, questo luogo viene tradizionalmente identificato con il Pretorio in cui avvenne il giudizio di Gesù davanti al governatore Ponzio Pilato.

"La sentenza sta per essere pronunciata. Pilato dice in tono di burla: Ecce rex vester (Gv 19, 14). I sommi sacerdoti rispondono furenti: Non abbiamo altro re all'infuori di Cesare (Gv 19, 15). Signore! Dove sono i tuoi amici? Dove, i tuoi sudditi? Ti hanno abbandonato. È uno sbandamento che dura da venti secoli... Tutti fuggiamo dalla Croce, dalla tua Santa Croce. Sangue, angoscia, solitudine e un'insaziabile fame di anime... sono il corteggio della tua regalità" (Via Crucis, I Stazione).

 

II Stazione: Gesù è caricato della Croce

Uscendo dalla scuola e attraversando la Via Dolorosa, si arriva al convento francescano della Flagellazione. Si tratta di un complesso costruito intorno a un ampio chiostro, con lo Studium Biblicum Franciscanum di fronte, e due chiese ai lati: a destra, quella della Flagellazione, ricostruita nel 1927 sulle rovine di un'altra del XII secolo; e a sinistra, quella della Condanna, eretta nel 1903. Sul muro esterno di questa chiesa, sulla strada, è segnalata la seconda stazione:

"ed egli, portando la Croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota (Gv 19,17). Come per una festa, hanno preparato un corteo, una lunga processione. I giudici vogliono assaporare la vittoria con un supplizio lento e spietato. Gesù non incontrerà la morte in un batter d'occhio... Gli viene dato tempo perché il dolore e l'amore continuino a identificarsi con la Volontà amabilissima del Padre" (Via Crucis, II Stazione).

Un po' più avanti, la Via Dolorosa è attraversata da un arco a tutto sesto con un corridoio costruito sopra. È noto popolarmente come l'arco dell'Ecce Homo, e ricorda il luogo in cui Pilato presentò Gesù al popolo dopo la flagellazione e la coronazione di spine. In realtà, è il vano centrale di un arco di trionfo del quale è conservata anche la Porta del lato nord, all'interno del Convento delle Dame di Sion: funge da pala d'altare nella basilica dell'Ecce homo, terminata nel XIX secolo.

Così come questo elemento era considerato appartenente alla Torre Antonia, vari pavimenti di pietra nella stessa zona erano solitamente identificati con il luogo chiamato Litostroto (Gv 19,13): sono visibili soprattutto nella Chiesa della Condanna e nel Convento delle Dame di Sion. In effetti, sia l'arco che i pavimenti sono di origine romana, anche se dovrebbero essere datati un po' più tardi, all'epoca di Adriano.

Quando si percorre la Via Dolorosa, passando per questo punto viene in mente quanto Cristo aveva sofferto già prima di caricarsi la Croce: Pilato, desiderando contentare il popolo, libera loro Barabba e ordina che flagellino Gesù.

"Legato alla colonna, pieno di piaghe. Risuonano i colpi dei flagelli sulla sua carne lacerata, sulla sua carne senza macchia che soffre per la tua carne peccatrice. — E ancora colpi. Cresce il furore. Ancora… La crudeltà umana è al colmo. Finalmente, esausti, slegano Gesù. — E il corpo di Cristo soccombe al dolore e cade a terra come un verme, fiaccato e mezzo morto" (Santo Rosario, II mistero doloroso).

"Poi portano il mio Signore nel cortile del pretorio, e lì convocano tutta la coorte (Mc 15, 16). — La soldataglia brutale ha denudato il suo corpo purissimo. — Con uno straccio di porpora, vecchio e sudicio, ricoprono Gesù. — Nella sua mano destra, per scettro, una canna… La corona di spine, confitta con violenta, ne fa un Re di burla… Ave Rex Iudaeorum! Salve, Re dei giudei! (Mc 15, 18). Lo percuotono ferendolo al capo. E lo schiaffeggiano… e gli sputano addosso. Incoronato di spine e vestito con cenci di porpora, Gesù viene mostrato al popolo: Ecce homo! Ecco l'uomo" (Ibid., III mistero doloroso).

"Il cuore si commuove nel contemplare la Santissima Umanità del Signore ridotta a una piaga... Guarda Gesù. Ogni squarcio è un rimprovero; ogni colpo di flagello, un motivo di dolore per le tue offese e per le mie".

 

III Stazione: Gesù cade per la prima volta

La Via Dolorosa continua in leggera discesa fino a incrociarsi con una strada che viene dalla Porta di Damasco; si chiama El-Wad – La Valle – e segue l'antico letto del torrente Tiropeon. Girando a sinistra, quasi all'angolo, si trova una piccola cappella, appartenente al Patriarcato armeno cattolico, con la terza stazione.

"Il corpo estenuato di Gesù ormai vacilla sotto la Croce enorme. Dal suo Cuore amantissimo giunge appena un soffio di vita alle sue membra piagate.
A destra e a sinistra il Signore vede questa folla che vaga come un gregge senza pastore. Potrebbe chiamarli a uno a uno, con i loro nomi, con i nostri nomi. Vi sono lì in mezzo quelli che si erano cibati alla moltiplicazione dei pani e dei pesci, quelli che erano stati risanati dai loro mali, quelli che erano stati ammaestrati sulla riva del lago, sulla montagna e nei portici del Tempio.

Un dolore acuto trapassa l'anima di Gesù, e il Signore cade a terra estenuato. Tu e io non possiamo dir nulla: ormai sappiamo perché la Croce di Gesù pesa tanto. E piangiamo le nostre miserie e anche la tremenda ingratitudine del cuore umano. Dal fondo dell'anima sgorga un atto di vera contrizione, che ci fa uscire dalla prostrazione del peccato. Gesù è caduto perché noi ci risolleviamo: una volta e sempre" (Ibid., III Stazione). 

 

IV Stazione: Gesù incontra Maria, sua Santissima Madre

Avanzando pochi metri, si arriva alla quarta stazione, dove c'è una chiesa, pure degli armeni, nella cui cripta c'è l'Adorazione perpetua del Santissimo Sacramento. Nostra Signora non abbandona Suo Figlio durante la Passione; in effetti, la vedremo più avanti sul Golgota.

"Gesù si è appena rialzato dalla sua prima caduta, quando incontra la sua Santissima Madre, ai bordi della strada che stava percorrendo. Maria guarda Gesù con immenso amore, e Gesù guarda sua Madre; i loro occhi si incontrano, ciascuno dei due cuori versa nell'altro il proprio dolore (...). Nella buia solitudine della Passione, la Madonna offre a suo Figlio un balsamo di tenerezza, di unione, di fedeltà; un «sì» alla volontà divina.
Dando la mano a Maria, anche tu e io vogliamo consolare Gesù, accettando sempre e in tutto la Volontà di suo Padre, di nostro Padre" (Ibid., IV Stazione).

 

V Stazione: Simone Cireneo aiuta Gesù a portare la Croce

Subito si lascia la strada di El-Wad e si gira a destra, per tornare di nuovo alla Via Dolorosa. Questo pezzo è molto caratteristico della città vecchia: stretto e ripido, con scalini ogni pochi passi e numerosi archi che incrociano la strada al di sopra, unendo gli edifici dei due lati. Proprio all'inizio, a sinistra, c'è una cappella che già nel XIII secolo era dei Francescani, dove si ricorda la quinta stazione: un uomo che ritornava dai campi e passava di lì, chiamato Simone di Cirene, padre di Alessandro e di Rufo, fu costretto a portare la Croce di Gesù (Mc 15, 21).

"Nell'insieme della Passione, questo aiuto rappresenta ben poco. Ma a Gesù basta un sorriso, una parola, un gesto, un po' di amore per riversare copiosamente la sua grazia sull'anima dell'amico. (...).

A volte la Croce compare senza che la cerchiamo: è Cristo che chiede di noi. E se per caso di fronte a questa Croce inattesa, e forse per questo più oscura, il cuore mostrasse ripugnanza... non dargli consolazioni. E, qualora ne chieda, tu, pieno di nobile compassione, digli piano, come in confidenza: cuore, cuore in Croce! cuore in Croce!" (Via Crucis, V stazione).

 

VI Stazione: una pia donna asciuga il volto di Gesù

Sappiamo poco di questa donna. Una tradizione basata su testi apocrifi l'identifica con l'emorroissa di Cafarnao, chiamata Berenice; tradotto in latino, il suo nome si trasformò in Veronica. Nel medioevo la sua casa viene localizzata qui, verso la metà della strada, dove oggi c'è una piccola cappella con l'entrata diretta dalla via e sopra una Chiesa greco cattolica.

"Una donna, di nome Veronica, si fa strada tra la folla; porta un lino bianco ripiegato, con il quale terge devotamente il viso di Gesù. Il Signore lascia impresso il suo Santo Volto sulle tre parti del velo. Il volto amato di Gesù, che aveva sorriso ai bambini e si era trasfigurato di gloria sul Tabor, ora è come nascosto dal dolore. Ma questo dolore è la nostra purificazione; il sudore e il sangue che offuscano e sfigurano le sue fattezze, sono la nostra pulizia. Signore, fa' che io mi decida a strappare, con la penitenza, la triste maschera che mi sono forgiato con le mie miserie... Allora, solo allora, attraverso il cammino della contemplazione e dell'espiazione, a poco a poco la mia vita ricopierà fedelmente i lineamenti della tua vita. Assomiglieremo sempre più a Te. Saremo altri Cristi, lo stesso Cristo, ipse Christus" (Ibid., VI Stazione).

 

VII Stazione: Gesù cade per la seconda volta

Al termine della salita, la Via Dolorosa sbocca nel Khan ez-Zait, – il mercato dell'olio– , l'animato e affollato bazar che viene dalla porta di Damasco. Delimita i quartieri musulmano e cristiano, e coincide con l'antico Cardo Massimo, la strada principale della Gerusalemme romana e bizantina. La settima stazione si trova nell'incrocio, dove c'è una cappellina di proprietà dei Francescani.

"Gesù cade per il peso del legno... Noi, per l'attrazione delle cose della terra. Preferisce cadere anziché lasciare la Croce. In questo modo Cristo sana il disamore che ci abbatte" (Ibid., VII stazione).

 

VIII Stazione: Gesù consola le figlie di Gerusalemme

A pochi metri dal luogo della seconda caduta, prendendo la via di San Francesco, che sale verso ovest e prolunga la Via Dolorosa, si arriva all'ottava stazione. "Fra la gente che osserva il passaggio del Signore, vi sono alcune donne che non possono trattenere la compassione e scoppiano in lacrime (…).

Ma il Signore vuole dirigere questo pianto verso un motivo più soprannaturale, e le invita a piangere per i peccati che sono la causa della Passione e che attireranno il rigore della giustizia divina: 
– Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli... Perché se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco? (Lc 23, 28; 31).

I tuoi peccati, i miei, quelli di tutti gli uomini, si alzano in piedi. Tutto il male che abbiamo fatto e tutto il bene che abbiamo tralasciato di fare. Il panorama desolante dei delitti e delle infamie innumerevoli che avremmo commesso, se Lui, Gesù, non ci avesse confortato con la luce del suo sguardo amabilissimo. È ben poco una vita per riparare!" (Ibid., VIII Stazione).

 

IX Stazione: Gesù cade per la terza volta

Per andare alla nona stazione forse anticamente c'era un passaggio più diretto, ma attualmente è necessario tornare sui propri passi fino al bazar, seguirlo per alcuni metri in direzione sud, e prendere una scala che si apre sul lato destro della strada. Alla fine di un vicolo, una colonna segnala la terza caduta. È collocata in un angolo, tra un accesso alla terrazza del convento etiope e la porta della chiesa copta di Sant'Antonio.

"Il Signore cade per la terza volta, sul pendio del Calvario, quando mancano solo quaranta o cinquanta passi alla vetta. Gesù non si regge in piedi: gli mancano le forze e giace stremato per terra" (Ibid., IX Stazione).


"Adesso capisci quanto hai fatto soffrire Gesù, e ti riempi di dolore: com'è semplice chiedergli perdono, e piangere i tuoi passati tradimenti! Il tuo petto non basta a contenere le ansie di riparazione! Bene. Ma non dimenticare che lo spirito di penitenza consiste principalmente nel compiere, costi quel che costi, il dovere di ogni istante" (Ibid., IX Stazione).

Il luogo in cui si ricorda l'ultima caduta del Signore è a pochi metri dalla basilica del Santo Sepolcro. Di fatto, le ultime cinque stazioni della Via Dolorosa si trovano all'interno della Basilica. Per arrivarci una possibilità è tornare al bazar e percorrere alcune strade fino ad arrivare alla piazzetta che si apre di fronte all'entrata, sulla facciata sud; questo è l'itinerario abituale della processione del venerdì. L'altra possibilità, più breve, consiste nell'attraversare la terrazza del convento etiope – che a sua volta è il tetto di una delle cappelle inferiori della basilica – e scendere attraversando l'edificio, che ha un'uscita diretta sulla piazza, vicino al luogo del Calvario. Lo visiteremo, per meditare le scene successive della Passione, nel prossimo articolo.